INIZIATIVE COMUNITARIE
AGENDA 2000


Nel 1997, il trattato di Amsterdam ha confermato l'importanza strategica della coesione. Parallelamente, questo trattato include un titolo specifico per agire a livello europeo sulla disoccupazione.
In occasione del Consiglio europeo di Berlino del marzo 1999, i capi di stato e di governo hanno concluso un accordo politico sull'Agenda 2000, un programma d'azione i cui obiettivi principali consistevano nel rafforzare le politiche comunitarie e nel fornire all'Unione Europea un nuovo quadro finanziario per il periodo 2000-2006 che tenesse conto della prospettiva dell'ampliamento.


A livello comunitario, le linee guida della riforma sono avvenute con l'adozione dell’Agenda 2000, documento politico sulle strategie europee relative all'allargamento, nel quale sono state elaborate le prime linee guida sulla riforma dei Fondi.
Sono nati così gli attuali Fondi Strutturali validi fino al 2006. Il loro principio è basato sulla concentrazione degli interventi, e sulla decentralizzazione delle responsabilità. La programmazione, che era già uno degli elementi essenziali delle riforme dei Fondi Strutturali del 1988 e del 1993, resta al centro della riforma del 1999.

In previsione del prossimo ampliamento dell'Unione verso l'Est, l'Agenda 2000 ha inoltre contemplato la creazione di nuovi strumenti finanziari, che permettano, in futuro, ai paesi candidati, di entrare nel Mercato unico in buone condizioni e di prepararsi alla gestione degli aiuti comunitari.

 

COSA È CAMBIATO


Con Agenda 2000 l'impostazione dei Fondi Strutturali viene profondamente modificata negli obiettivi, nei contenuti e nella loro organizzazione, anche se i Fondi propriamente detti rimangono gli stessi.

 
Le novità più rilevanti sono così riassumibili:

  • Il periodo di programmazione dell'utilizzo dei Fondi diventa più ampio, passando da 6 a 7 anni (2000-2006);
  • Riduzione del numero di Obiettivi prioritari che passano da 7 a 3;
  • Riduzione del numero di Iniziative Comunitarie che dalle 13 del periodo 1994-1999 scendono a 4 (Interreg III, Urban, Leader, Equal);
  • Innovazioni nei metodi, nelle procedure e nel circuito finanziario di gestione delle risorse. Si parte dall’iniziativa locale per giungere all’Europa;
  • Maggiore concentrazione delle risorse sia per aree geografiche, sia per popolazione ammissibile;
  • Una più chiara ripartizione delle competenze tra i soggetti coinvolti;
  • La valorizzazione del partenariato, vale a dire una stretta concertazione tra Commissione Europea, Stato, autorità competenti (es. regioni), parti sociali, che riguarda tutte le fasi della messa in opera;
  • Il rafforzamento degli interventi che siano in grado di produrre effetti strutturali duraturi nel tempo, tali da consentire al sistema di reggersi, anche quando le risorse comunitarie verranno meno;
  • La riunificazione in un unico regolamento sullo sviluppo rurale nel settore agricolo;
  • Le regioni che hanno ottenuto fondi nel periodo 1994-1999, non possono più accedere agli obiettivi 1 o 2 nel 2000-2006. Gli viene allora fornito un Sostegno Transitorio (che per l’Italia riguarda la Regione Molise) destinato ad evitare una brusca interruzione degli aiuti finanziari dei Fondi Strutturali e a consolidare i risultati conseguiti;
  • Maggiore rilevanza per alcuni fattori come la ricerca e l’innovazione tecnologica, la formazione, il ruolo dell’Università, le infrastrutture a sostegno dell’apparato produttivo, il sistema finanziario, le politiche di marketing territoriale, le azioni rivolte a creare processi di integrazione tra sistemi territoriali, anche oltre i confini regionali